STELLE

Pubblicato: 24 aprile 2010 in gitano

Il lavoro interiore è una costante ricerca senza apparente frutto, le distanze iniziali stimate aumentano in maniera inversamente proporzionale di modo che con l’avvicinarsi alla fine del discorso ci si allontana dalla stessa, ogni passo avanti è un passo nel vuoto che ci separa dal preconcetto dunque dal punto di arrivo preventivato, non ci si sente mai pieni, penso sempre che il mio passaggio qui abbia questo senso, sinceramente non troverei altre utilità alla vita se non quella di cercare la comprensione della vita stessa, comprensione irraggiungibile con una ricerca solo analitica o solo analogica, un’evoluzione neo interpretativa nella quale scienza e filosofia si fecondano reciprocamente per giungere alla magia totale, la trascendenza tra intelligenza diurna e notturna, l’attimo in cui la morte si impossessa delle facoltà cognitive della veglia fondendole alle infinite possibilità del sogno, il parto di se stessi, credo che la morte del corpo sia una cosa del genere, anzi credo che non esista come fenomeno unico ma che la vita in sé sia un costante ribollire di morte, di trascendenza.

È per questo che un osservatore deve amare il percorso pur sapendo realisticamente che ha buone possibilità di non giungere a  destinazione ma più probabilmente a migliaia di destinazioni secondarie.

La poesia come linguaggio materico e spirituale.

A volte però questo spaventa come nell’infinito di Leopardi.

A volte spaventa questo baratro interiore che tutto contiene, tempo e spazio, fino alle undici dimensioni della M-teoria delle stringhe, ti rendi conto di quanto siamo immensi, mio Dio, immensi e per la maggior parte della nostra vita inconsapevoli.

L’infinito mi ha illuminato perché è carica di significato analogico ed archetipico, è come una lettura di tarocchi perfetta, forse è proprio quando ho letto l’infinito coscientemente per la prima volta che ho deciso di prendere la via poetica e dei tarocchi.

Stanotte vorrei umilmente andare al cospetto del mio Dio interiore, grande come la materia oscura dell’universo e più piccolo delle particelle subatomiche del C.E.R.N. di Ginevra, sentire la sua voce sublime e mentre cammino sul ventre del mondo con il matto  che mi gira intorno colossale ed iridescente, comprendere la formula dell’amore che ci brucia dentro, e move il sole e l’altre stelle. 

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