AMA IL TUO CORPO COME SE TI APPARTENESSE

Pubblicato: 11 maggio 2010 in Senza categoria

Il corpo maltrattato fa nascere passioni malate dettate dal pentimento costante.
A che serve essere mossi da nobili intenti se i nostri metodi inumani portano dolore?
Come convogliare questo fiume in piena che travolge i suoi stessi argini?
Congiungere tutto questo con l’assenza di tempo, la fisica assenza di tempo in quanto fisica grandezza inesistente, perpetuamente stabile.
Esiste l’attimo, ma le inutili distrazioni instillate dalle altrui aspettative di paura e accidia, lo dilatano in anni, secoli, millenni.
Intanto il mio corpo invecchia sotto questa proiezione, ed il tempo riappare ora carceriere.
Come posso amare tutto questo?
Come posso imparare a perdonare tutto questo?
Non c’è un colpevole perché non vi è dolo.
Tutto nasce dall’incomprensione, spesso tutto muore nell’incomprensione.
Muore il corpo del ridere e del piangere, muore il corpo assetato, dolorante e meraviglioso, il corpo dell’orgasmo e della dipartita.
Vogliamo imparare la morte prima del suo momento, forse per riuscire ad amare il nostro corpo il più a lungo possibile.
In fondo, è la più stretta convivenza della nostra vita.
Per fare ciò dobbiamo imparare a dare, a perdonare.
Dobbiamo imparare che la nostra convivenza avviene nell’attimo infinito con l’infinito.
In altre parole ritorna l’interesse per la questione della fede, la meravigliosa fede di cui, in verità vi dico, siamo quasi privi.

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