PASSAGGI

Pubblicato: 13 dicembre 2010 in Senza categoria


Mi trovo in una stanza, una sorta di grande soggiorno finemente arredato, ci sono molti dipinti alle pareti tappezzate, lampadari, soprammobili sparsi un pò ovunque e grandi tende, i particolari da notare sono tantissimi, ed ogni particolare ha un importanza fondamentale nel lavoro che svolgo.

Non so da quanto tempo mi trovo in questa condizione, in questa stanza la relatività generale di Einstein trova una applicazione pratica di istintiva comprensione.

Sento che ciò che cerco non si trova qui, ma so che potrei sbagliarmi.

Ho percorso in lungo ed in largo la stanza alla ricerca degli indizi utili per proseguire il mio viaggio di esplorazione di questa enorme casa.

La quantità di materiale su cui lavorare è sconfinata tanto che potrei dedicare la mia esistenza alla comprensione dei soli segnali contenuti tra queste quattro mura.

Probabilmente giungerei ad una conclusione simile se non uguale sulla natura del luogo in cui sono stato inviato tuttavia, guidato dall’istinto razionale ho deciso di abbandonare questa comoda stanza, in fondo alla quale si trova una porta che, in precedenza ho esaminato.

Non c’è una serratura, dunque può essere aperta in qualsiasi momento, una porta in legno, patinata di antichità, con i polpastrelli l’ho accarezzata per assaggiarne le vibrazioni, istintivamente ho bussato con le nocche per farla vibrare insieme a me, ma non ho mai seriamente pensato di aprirla come lo penso adesso.

C’è stato forse un tempo in cui ho dato tanta importanza alla porta stessa da dimenticare le implicazioni che avrebbe avuto su me e sulla stanza l’atto di aprirla.

In quei momenti gli indizi raccolti finora in questa stanza e nelle innumerevoli stanze precedenti, conferivano verità divina alla porta che mi si parava davanti, così che io non provassi ad avvicinarmi e men che meno ad aprirla.

Oggi i miei sentimenti sono mutati, davanti a me vedo una porta di legno antica e pesante, che posso aprire e dunque aprirò.

Dietro di me, una stanza odorosa di vecchio, amata nell’atto di assimilarne la voce silenziosa degli arredi, ormai polverosi.

Il tempo è infine giunto.

Seguendo quello che definisco l’istinto razionale riesco in qualche maniera ad immaginarmi la situazione che potrebbe apparirmi dall’altra parte, una volta varcato questo cancello.

Immaginare ed in qualche maniera anticipare ciò che accadrà è possibile grazie all’attento studio dei segnali che incontriamo lungo la via, pur essendo convinto dell’inesistenza del futuro, cerco di crearlo nella mia testa, perché i segnali, che appartengono ad una lettura passata, influiscono su di me e sull’architettura stessa

della casa, modificandone la struttura degli ambienti a me ancora sconosciuti.

Abbiamo le stesse probabilità di incontrare una carta pescando, da un mazzo di tarocchi precedentemente mescolato, la prima in alto piuttosto che quella in mezzo o la terza partendo dal basso, tuttavia cercando accuratamente tra le carte sul tavolo, quella giusta per noi, stiamo infondendo al gesto tutta l’influenza che la nostra esperienza passata gioca nella creazione di un futuro coerente con le precedenti intuizioni.

La carta non ancora voltata è tutte le carte del mazzo.

La fotografia mai scattata è l’esistanza intera dell’universo.

Questo processo deriva da un insieme di cognizione razionale ed istinto primordiale, il sapere viene utilizzato per compiere l’atto di non ricadere nell’errore precedente, mentre il sentire viene utilizzato per aprire un varco tra il conosciuto e ciò che ancora può essere appreso.

Le due potenzialità utilizzate all’unisono producono una visione che risulta coerente, ma rimane tuttavia una mera visione, ciò che mi aspetta al di la di questa porta rimarrà sconosciuta nonostante gli sforzi premonitivi

fino al momento in cui attraverserò fisicamente il varco.

Ciò a cui sono maggiormente predisposto mentalmente è un lungo corridoio.

Che si snoda alla mia destra ed alla mia sinistra.

Lo studio che finora ho condotto mi pone subito dinnanzi ad una scelta obbligata.

Le mie deduzioni figurano il lungo corridoio come un oscuro cunicolo senza porte, tranne quella che comunica con la stanza in cui mi trovo, che posta presumibilmente al centro conferisce alla scelta una uguale valenza da un punto di vista materiale.

Potrei forse trovare il nulla dietro questa porta, la morte che inseguo dal momento in cui sono stato inviato qui.

Non mi interessa trovare ma mi appassiono a cercare.

Oggi aprirò quella porta e gioirò nel dirigere i miei passi nel senso che l’universo mi indicherà.

commenti
  1. Paola scrive:

    Onirico, lucido e visionario insieme…
    complimenti al “giovane” artista..

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